Ma è vero che chi pratica MMA o sport da combattimento potrebbe trovarsi in difficoltà, se per difendersi da un’aggressione, mettesse in atto le tecniche imparate in palestra? Si tratta di una leggenda metropolitana o si rischia veramente di incorrere in aggravanti? MMA-Europa si è rivolta all’avvocato Riccardo Aquilanti, esperto di giustizia sportiva (Giudice di Corte di Appello FISE e Giudice di Tribunale F.I.Cr) oltre ad essere manager di molti tra i più talentuosi atleti di MMA italiani.

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Avvocato Aquilanti qual è il suo parere riguardo la legittima difesa di un marzialista o un pugile aggredito?

Il codice penale – a differenza di quanto previsto in altri ordinamenti giuridici – non distingue tra pugile (o atleta di arti marziali) ed il soggetto che non pratica alcun tipo di sport da combattimento. La distinzione vi è solo tra difesa proporzionata o meno all’offesa, che deve essere ingiusta. Ciò detto, la legittima difesa è disciplinata dall’art. 52 c.p. stabilisce che “…Non è punibile chi ha commesso il fatto, per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di una offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa…”. Ribadendo che l’aggressione deve essere ingiusta e la reazione legittima, per valutare se la difesa sia stata sproporzionata occorre riferirsi alla specificità della situazione concreta verificatasi: non esiste una difesa sproporzionata per definizione.

Inoltre, se nel difendersi, il soggetto aggredito eccede i limiti della scriminante della legittima difesa sussistente nel caso concreto, si ha eccesso colposo che potrebbe configurare autonomo reato.

Per concludere, che si sia artisti marziali o non, in caso di aggressione la difesa deve essere commisurata e proporzionale all’ingiusta offesa subita considerata la situazione in concreto verificatasi. Ricordo come – anche per la giurisprudenza – la fuga, ovvero il mettere se stessi o altri in salvo, senza dover per forza passare a vie di fatto difensive, viene considerato il miglior atteggiamento da porre in essere.

E quando si tratta di una rissa e non di un’aggressione?

L’art. 588 c.p. dispone che “…Chiunque partecipa a una rissa è punito con la multa fino a 309 euro. Se nella rissa taluno rimane ucciso, o riporta lesione personale, la pena, per il solo fatto della partecipazione alla rissa, è della reclusione da tre mesi a cinque anni. La stessa pena si applica se l’uccisione, o la lesione personale, avviene immediatamente dopo la rissa e in conseguenza di essa..:”

Occorre precisare come la rissa, sembrerebbe escludere in maniera categorica la configurabilità della legittima difesa, come stabilito da recente e maggioritaria giurisprudenza di legittimità. Decisamente minoritario è l’orientamento della Corte di Cassazione che considera – soltanto in alcuni casi particolari – applicabile alla rissa la scriminante della legittima difesa.

Notoriamente, infatti, la rissa implica per la maggioranza dei casi, un comportamento del partecipante sia difensivo ma, anche, offensivo nell’arrecare agli altri una lesione.

Quale consiglio rivolge all’atleta agonista praticante o al professionista?

Al di là di quanto sopra indicato in via esclusivamente nozionistica, l’auspicio che rivolgo a chiunque legga il presente articolo è di evitare in ogni caso, sia che si pratichino o meno arti marziali di qualunque tipo, situazioni pericolose per la propria o altrui incolumità.

Evitare di reagire ad una provocazione, mettendosi in salvo da situazioni di pericolo, è l’unica sicurezza che giuridicamente si ha per evitare di fare o farsi male, rimanendo coinvolti in un processo penale volto all’accertamento dei fatti e, peggio, rischiando si subire seri danni alla propria o altrui incolumità.

Mettere in salvo sé stessi o gli altri, evitando confronti fisici, è sicuramente il consiglio che dò a chiunque; gli sportivi, soprattutto quelli che praticano sport da combattimento, sanno infatti che non c’è nessuna “regola di ingaggio” da onorare e nessuna onta da sopportare, nell’evitare criminali di strada che non hanno nulla a che fare con lo sport ed i principi ad esso sottesi.

di Maria Vittoria Colonna

 

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